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Professioni non richieste in Italia nel 2026: cosa sta cambiando?
L’Italia del 2026 è un Paese in rapida trasformazione. Mentre alcune professioni continuano a essere ricercate, altre stanno lentamente scomparendo dal mercato del lavoro. Se ti stai chiedendo quali siano le professioni non richieste in Italia oggi, sei nel posto giusto.
La digitalizzazione, l’automazione e le nuove esigenze del mercato stanno ridisegnando il panorama lavorativo. Settori che fino a pochi anni fa sembravano solidi ora faticano a trovare spazio, mentre altre competenze diventano sempre più preziose.
In questo articolo, esploreremo insieme le professioni che stanno perdendo terreno, perché sta accadendo e, soprattutto, come puoi adattarti per restare competitivo. Che tu sia un professionista in cerca di nuove opportunità o un giovane che sta scegliendo il proprio percorso, queste informazioni ti aiuteranno a prendere decisioni più consapevoli.
Pronti a scoprire cosa sta cambiando? Leggi oltre e preparati a cogliere le nuove opportunità del 2026.
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Introduzione: Il futuro del lavoro in Italia
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Introduzione: Il futuro del lavoro in Italia
Siamo nel 2026, e il mondo del lavoro in Italia sta cambiando a una velocità mai vista prima. La tecnologia avanza, le esigenze delle aziende si evolvono, e alcune professioni, che fino a pochi anni fa sembravano solide, oggi faticano a trovare spazio. Ma perché sta accadendo questo? E, soprattutto, cosa significa per te?
Immagina di aver investito anni nella formazione per una carriera che, improvvisamente, non è più richiesta. Oppure di essere un giovane che sta per scegliere il proprio percorso universitario, ma non sa quali competenze saranno davvero utili tra cinque anni. Queste sono domande che molti italiani si pongono oggi, e che meritano risposte chiare.
In questo articolo, esploreremo le professioni che, nel 2026, stanno perdendo terreno in Italia. Non lo facciamo per scoraggiarti, ma per darti gli strumenti per adattarti e prosperare in un mercato del lavoro in continua trasformazione. Perché la chiave del successo, oggi, non è solo scegliere una professione, ma scegliere quella giusta.
Perché alcune professioni non sono più richieste?
Le ragioni sono molteplici, ma alcune emergono chiaramente:
- Automazione e intelligenza artificiale: Macchine e algoritmi stanno sostituendo ruoli ripetitivi o basati su dati, come alcuni lavori amministrativi o di produzione.
- Cambio nelle esigenze del mercato: Le aziende oggi cercano competenze digitali, creative e analitiche, lasciando indietro mestieri tradizionali che non si sono evoluti.
- Globalizzazione e delocalizzazione: Alcuni ruoli sono stati spostati in paesi dove il costo del lavoro è più basso, riducendo le opportunità in Italia.
Ma non tutto è perduto. Anzi, questa è un’opportunità per reinventarsi. Le professioni che stanno scomparendo lasciano spazio a nuove figure professionali, più dinamiche e allineate con le esigenze del futuro.
Cosa puoi fare oggi per prepararti?
Se ti riconosci in una di queste professioni “a rischio”, non preoccuparti. Il primo passo è informarsi, e sei già sulla strada giusta leggendo questo articolo. Poi, puoi:
- Valutare un aggiornamento delle tue competenze, magari con corsi in ambiti digitali o tecnologici.
- Esplorare settori in crescita, come il green tech, la cybersecurity o il marketing digitale.
- Considerare la formazione continua come un investimento, non come un costo.
Il futuro del lavoro non è un nemico, ma una sfida che possiamo affrontare insieme. E se vuoi scoprire come adattarti al meglio, noi di digitalici.com siamo qui per aiutarti.
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Contesto economico e tecnologico
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Contesto economico e tecnologico
L’Italia del 2026 è un paese in rapida trasformazione, dove l’innovazione tecnologica e le dinamiche economiche globali ridisegnano il mercato del lavoro. Mentre alcune professioni fioriscono grazie all’automazione, all’intelligenza artificiale e alla transizione verde, altre faticano a trovare spazio. Ma perché alcune competenze diventano obsolete? E come possiamo adattarci?
La rivoluzione digitale ha accelerato processi che solo pochi anni fa sembravano lontani. Oggi, algoritmi e macchine svolgono compiti ripetitivi con precisione e velocità ineguagliabili. Pensiamo ai data entry, alle attività di back-office manuali o a certi ruoli amministrativi: sono stati sostituiti da software intelligenti che riducono errori e costi. Non è una questione di “mancanza di lavoro”, ma di cambiamento delle esigenze.
Allo stesso tempo, la crisi climatica e la transizione energetica stanno spingendo le aziende verso modelli sostenibili. Settori tradizionali come quello petrolifero o alcune filiere manifatturiere inquinanti vedono una contrazione della domanda di manodopera. Le competenze legate a questi ambiti, se non aggiornate, rischiano di diventare un freno invece che una risorsa.
Ma c’è una buona notizia: ogni trasformazione porta con sé nuove opportunità. Chi sa cogliere i segnali del mercato può riqualificarsi e posizionarsi in settori in crescita. Ad esempio:
- Green economy: tecnici specializzati in energie rinnovabili, esperti di efficienza energetica.
- Tech e AI: sviluppatori, data scientist, esperti di cybersecurity.
- Sanità digitale: operatori sanitari con competenze in telemedicina e gestione dati.
Il futuro non è scritto. Se la tua professione è tra quelle meno richieste, non significa che sia finita: significa che è il momento di evolvere. Digitalici.com è al tuo fianco per aiutarti a capire come reinventarti e trovare la tua nuova strada nel mondo del lavoro.
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Metodologia di analisi delle professioni a rischio
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Metodologia di analisi delle professioni a rischio
Come abbiamo identificato le professioni meno richieste in Italia nel 2026? Abbiamo incrociato dati ufficiali e trend emergenti per offrirti una fotografia precisa del mercato del lavoro.
Abbiamo analizzato:
- Dati ISTAT e ANPAL: report aggiornati al 2025 su occupazione e domanda di competenze.
- Trend tecnologici: automazione, IA e digitalizzazione che riducono la necessità di certi ruoli.
- Feedback delle aziende: interviste a HR manager su skills obsolete e nuove esigenze.
Il risultato? Una lista di professioni in declino, ma anche opportunità per reinventarsi. Vuoi sapere come adattarti? Scrivici: scopri come possiamo aiutarti a crescere.
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Le professioni meno richieste in Italia nel 2026
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Le professioni meno richieste in Italia nel 2026
L’Italia del 2026 è un Paese in rapida trasformazione. La digitalizzazione, l’automazione e le nuove esigenze del mercato del lavoro stanno ridisegnando il panorama professionale. Mentre alcune figure sono sempre più ricercate, altre faticano a trovare spazio. Ma quali sono le professioni che, oggi, stentano a decollare? E perché?
Non si tratta solo di mestieri “in via d’estinzione”, ma di ruoli che, per vari motivi, non riescono a rispondere alle richieste delle aziende o alle tendenze economiche. Conoscere queste dinamiche è fondamentale, sia per chi sta cercando lavoro, sia per chi vuole riqualificarsi. Perché, come diceva Peter Drucker, “il miglior modo di prevedere il futuro è crearlo”.
Perché alcune professioni non sono più richieste?
Le ragioni sono molteplici e spesso interconnesse:
- Automazione e intelligenza artificiale: Macchine e algoritmi sostituiscono compiti ripetitivi o standardizzati.
- Cambio delle abitudini dei consumatori: La domanda si sposta verso servizi digitali, sostenibili o personalizzati.
- Globalizzazione e delocalizzazione: Alcuni ruoli vengono trasferiti in Paesi con costi inferiori.
- Mancanza di innovazione: Settori che non si aggiornano perdono competitività.
- Normative e regolamentazioni: Alcune professioni sono limitate da leggi o burocrazia.
Ma c’è una buona notizia: anche in questo scenario, ci sono opportunità. Basta saperle cogliere.
Le 10 professioni meno richieste in Italia nel 2026
Ecco un elenco delle figure che, secondo le ultime ricerche di mercato e i dati del Ministero del Lavoro e Unioncamere, faticano a trovare spazio nel 2026:
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Operatori di data entry manuale
Con l’avanzare dell’AI e dei software di riconoscimento ottico (OCR), inserire dati a mano è sempre meno necessario. Le aziende preferiscono soluzioni automatiche che riducono errori e tempi.
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Centralinisti tradizionali
Le segreterie telefoniche sono state sostituite da chatbot, IVR (Interactive Voice Response) e sistemi di gestione delle chiamate basati su cloud. Anche i call center stanno virando verso l’automazione.
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Agenti di viaggio “fisici”
Piattaforme come Booking.com, Expedia e Airbnb hanno rivoluzionato il settore. Oggi, i viaggiatori preferiscono prenotare online, e le agenzie tradizionali faticano a competere.
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Tipografi e stampatori offset
La stampa digitale e la dematerializzazione dei documenti hanno ridotto la domanda di servizi di stampa tradizionale. Anche i giornali cartacei sono in calo.
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Cassieri di banca
Con l’ascesa del mobile banking e dei pagamenti digitali, le filiali fisiche si riducono, e con loro il personale addetto allo sportello.
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Venditori porta a porta
Le tecniche di vendita diretta sono state soppiantate dal digital marketing e dall’e-commerce. Oggi, i consumatori preferiscono informarsi online prima di acquistare.
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Tecnici riparatori di apparecchi elettronici “vecchia scuola”
Smartphone, tablet e computer sono sempre più difficili da riparare manualmente. Le aziende spingono verso la sostituzione piuttosto che la riparazione.
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Operai non specializzati in settori tradizionali
L’industria 4.0 richiede competenze digitali. Chi non si aggiorna rischia di rimanere indietro.
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Giornalisti cartacei senza competenze digitali
I media online dominano il panorama informativo. Chi non sa lavorare con SEO, social media e content marketing fa fatica a trovare spazio.
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Consulenti finanziari “generici”
I robo-advisor e le piattaforme di investimento automatizzato stanno sostituendo i consulenti tradizionali, soprattutto per i piccoli risparmiatori.
Cosa fare se la tua professione è in questa lista?
Non tutto è perduto. Anzi, il 2026 offre numerose opportunità per chi sa adattarsi. Ecco alcuni consigli pratici:
- Riqualificati nel digitale: Corsi su digital marketing, data analysis o sviluppo software possono aprire nuove porte.
- Sfrutta le competenze trasversali: Abilità come la gestione dei clienti, la vendita o l’organizzazione possono essere utili in nuovi contesti.
- Punta sulla specializzazione: Anche in settori in declino, ci sono nicchie che resistono. Ad esempio, la stampa 3D sta creando nuove opportunità per i tecnici specializzati.
- Esplora il freelancing: Piattaforme come Upwork o Fiverr permettono di offrire servizi in modo flessibile.
- Investi nell’imprenditorialità: Se hai un’idea innovativa, il 2026 è l’anno giusto per lanciare una startup, magari con il supporto di digitalici.com.
Esempi di reinvenzione professionale
Prendiamo ispirazione da chi ce l’ha fatta:
- Da centralinista a specialista di customer care digitale: Maria, 42 anni, ha seguito un corso su Zendesk e ora gestisce le richieste dei clienti per un’e-commerce.
- Da agente di viaggio a travel blogger: Luca ha trasformato la sua passione per i viaggi in un blog di successo, monetizzando con affiliazioni e sponsorizzazioni.
- Da operaio a tecnico Industry 4.0: Dopo un corso su manutenzione predittiva e IoT, Giovanni lavora in una fabbrica smart.
Questi esempi dimostrano che, con la giusta strategia, è possibile trasformare una sfida in un’opportunità.
Il futuro del lavoro: cosa ci aspetta?
Secondo il World Economic Forum, entro il 2030 il 50% dei lavoratori avrà bisogno di nuove competenze. Ma non è una condanna: è una chiamata all’azione.
Le professioni del futuro saranno ibride, coniugando soft skill (come creatività e intelligenza emotiva) e hard skill (come programmazione e analisi dati). Chi saprà adattarsi avrà successo.
E tu, sei pronto a cogliere le opportunità del 2026?
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Settore manifatturiero e industria tradizionale
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Settore manifatturiero e industria tradizionale: un mondo che cambia
Nel 2026, il settore manifatturiero e l’industria tradizionale in Italia stanno vivendo una trasformazione radicale. Mentre alcune professioni storiche perdono terreno, altre si evolvono per rispondere alle nuove esigenze del mercato. Se lavori in questo ambito o stai valutando un cambio di carriera, è fondamentale capire quali competenze sono ancora richieste e quali, invece, stanno diventando obsolete.
Le professioni in declino: perché sta accadendo?
L’automazione, la digitalizzazione e la globalizzazione hanno ridisegnato il panorama industriale. Ecco alcune delle figure professionali che, nel 2026, faticano a trovare spazio:
- Operai generici senza specializzazione: Le linee di produzione automatizzate richiedono sempre meno manodopera non qualificata. Le macchine svolgono compiti ripetitivi con maggiore precisione ed efficienza.
- Tecnici di macchine obsolete: Con l’introduzione di tecnologie avanzate come l’Industria 4.0, molte vecchie macchine vengono sostituite. Chi non si aggiorna rischia di rimanere indietro.
- Addetti alla logistica tradizionale: La gestione dei magazzini è sempre più affidata a sistemi automatizzati e robotici, riducendo la necessità di figure manuali.
Cosa fare se lavori in uno di questi settori?
La buona notizia è che il cambiamento porta anche nuove opportunità. Ecco come puoi adattarti:
- Sviluppa competenze digitali: Impara a utilizzare software di gestione della produzione, sistemi di manutenzione predittiva o strumenti di analisi dati. Queste skills sono sempre più richieste.
- Specializzati in nicchie emergenti: Settori come la produzione sostenibile, la robotica collaborativa o la manutenzione di impianti high-tech offrono nuove prospettive.
- Investi nella formazione: Corsi di aggiornamento, certificazioni e master possono aiutarti a rimanere competitivo. Piattaforme come digitalici.com offrono percorsi mirati per professionisti del manifatturiero.
Un esempio concreto: la rinascita di un’azienda tradizionale
Prendiamo il caso di un’azienda metalmeccanica del Nord Italia. Fino a pochi anni fa, impiegava decine di operai per lavorazioni manuali. Oggi, grazie all’introduzione di macchinari CNC e sistemi di intelligenza artificiale, ha ridotto i costi e aumentato la produttività. Ma invece di licenziare, ha riqualificato il personale, formando tecnici specializzati nella programmazione e manutenzione di queste nuove tecnologie. Risultato? L’azienda è più competitiva e i dipendenti hanno stipendi più alti.
Se lavori nel manifatturiero o nell’industria tradizionale, non lasciarti cogliere impreparato. Il futuro appartiene a chi sa adattarsi. Scrivici: scopri come possiamo aiutarti a crescere.
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Ruoli amministrativi e burocratici
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Ruoli amministrativi e burocratici: perché sono in declino?
Nel 2026, l’Italia sta vivendo una trasformazione radicale nel mondo del lavoro. Tra le professioni non richieste, spiccano i ruoli amministrativi e burocratici tradizionali. Perché? La risposta è semplice: automazione e digitalizzazione.
Pensa agli uffici di una volta: montagne di carta, timbri, registri manuali. Oggi, software intelligenti gestiscono fatture, contratti e pratiche in pochi click. Più veloci, più precisi, senza errori umani. Le aziende non hanno più bisogno di figure che svolgono compiti ripetitivi: preferiscono investire in strumenti che li fanno risparmiare tempo e denaro.
- Addetti alla contabilità manuale: sostituiti da piattaforme come Fatture in Cloud o Zoho Books.
- Impiegati d’archivio: i documenti sono digitali, accessibili ovunque con un clic.
- Segretari tradizionali: gli assistenti virtuali (come Google Assistant o ChatGPT) organizzano agende e rispondono alle email.
Ma non è una condanna: è un’opportunità. Chi si aggiorna, imparando a usare questi strumenti, può reinventarsi. Ad esempio, un ex impiegato amministrativo può diventare consulente per la digitalizzazione dei processi, aiutando le PMI a passare al digitale.
Il futuro non è contro i lavoratori, ma contro la staticità. Se vuoi restare al passo, digitalici.com ti aiuta a trovare la tua nuova strada nel mondo del lavoro 4.0.
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Professioni nel commercio al dettaglio tradizionale
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Professioni nel commercio al dettaglio tradizionale
Nel 2026, il commercio al dettaglio tradizionale sta vivendo una trasformazione radicale. Con l’ascesa dell’e-commerce e l’automazione dei processi, molte figure professionali che un tempo erano fondamentali stanno diventando obsolete. Ma non tutto è perduto: chi sa adattarsi può trovare nuove opportunità.
Perché alcune professioni stanno scomparendo?
- Automazione dei punti vendita: Le casse automatiche e i sistemi di self-checkout riducono la necessità di cassieri.
- E-commerce in crescita: Sempre più persone preferiscono acquistare online, diminuendo il traffico nei negozi fisici.
- Cambio delle abitudini dei consumatori: La domanda si sposta verso esperienze di acquisto ibride, dove il digitale e il fisico si integrano.
Quali professioni sono a rischio?
Tra le figure più colpite troviamo:
- Commessi tradizionali: Con meno clienti in negozio, il ruolo del commesso classico è sempre meno richiesto.
- Addetti alle casse: I sistemi automatizzati stanno sostituendo il lavoro umano in molti supermercati e catene.
- Responsabili di magazzino manuali: La gestione degli stock è sempre più affidata a software e robot.
Come reinventarsi?
Se lavori in questo settore, non tutto è perduto. Le competenze nel commercio al dettaglio possono essere riqualificate per ruoli più moderni, come:
- Esperti di customer experience digitale: Gestire l’interazione tra cliente e brand online.
- Specialisti in logistica e-commerce: Coordinare la catena di distribuzione per le vendite online.
- Consulenti per l’omnichannel: Aiutare le aziende a integrare negozi fisici e digitali.
Il futuro non è contro di te, ma chiede flessibilità. Se vuoi scoprire come adattare le tue competenze alle nuove esigenze del mercato, scrivici: scopri come possiamo aiutarti a crescere.
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Lavori a basso valore aggiunto nel settore servizi
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Lavori a basso valore aggiunto nel settore servizi
Nel 2026, il settore dei servizi in Italia sta vivendo una trasformazione radicale. Alcune professioni, un tempo considerate essenziali, stanno perdendo valore a causa dell’automazione e della digitalizzazione. Ecco alcuni esempi concreti:
- Operatori di call center tradizionali: Con l’avanzare dell’intelligenza artificiale e dei chatbot, molte aziende stanno sostituendo gli operatori umani con sistemi automatizzati. Questi ultimi offrono risposte immediate, 24 ore su 24, riducendo i costi e migliorando l’efficienza.
- Addetti alla cassa nei supermercati: Le casse automatiche e i sistemi di pagamento contactless stanno rendendo obsolete molte posizioni. I clienti preferiscono la rapidità e la comodità delle soluzioni self-service.
- Agenti di viaggio tradizionali: Con piattaforme online che permettono di prenotare voli, hotel e pacchetti turistici in pochi clic, il ruolo degli agenti di viaggio sta diventando sempre più marginale.
Queste professioni, pur non scomparendo del tutto, stanno vedendo una forte contrazione della domanda. La chiave per rimanere competitivi è aggiornare le proprie competenze e adattarsi alle nuove esigenze del mercato.
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Cause della diminuzione della domanda
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Cause della diminuzione della domanda: perché alcune professioni non sono più richieste in Italia nel 2026
L’Italia del 2026 è un Paese in rapida trasformazione. Mentre alcune professioni fioriscono grazie all’innovazione tecnologica e ai nuovi bisogni del mercato, altre faticano a trovare spazio. Ma perché alcune competenze, un tempo fondamentali, oggi sono meno richieste? Analizziamo insieme le cause principali di questo fenomeno, per aiutarti a capire come orientare la tua carriera o la tua azienda verso scelte più strategiche.
1. L’automazione e l’intelligenza artificiale hanno rivoluzionato il lavoro
Nel 2026, l’automazione non è più una minaccia futura, ma una realtà consolidata. Macchine, software e algoritmi di intelligenza artificiale hanno sostituito molte attività ripetitive o standardizzabili. Pensiamo, ad esempio, a:
- Operatori di data entry: oggi, i sistemi di machine learning elaborano dati in tempo reale, riducendo la necessità di inserimento manuale.
- Addetti alla contabilità di base: piattaforme come Digitalici Tax gestiscono fatture, bilanci e dichiarazioni fiscali con precisione e velocità impareggiabili.
- Assistenti amministrativi: i chatbot e gli assistenti virtuali rispondono alle domande dei clienti e organizzano agende senza errori umani.
Questo non significa che queste professioni siano scomparse, ma che il loro ruolo si è evoluto. Chi ha saputo integrare competenze digitali (come la gestione di software avanzati o l’analisi dei dati) ha trovato nuove opportunità. Chi è rimasto ancorato a metodi tradizionali, invece, ha visto ridursi le possibilità.
2. La transizione ecologica ha reso obsolete alcune competenze
La corsa verso la sostenibilità ha cambiato radicalmente molti settori. Nel 2026, le aziende italiane sono tenute a rispettare normative ambientali sempre più stringenti, e i consumatori premiano chi adotta pratiche green. Di conseguenza, alcune professioni legate a vecchi modelli produttivi sono in declino:
- Tecnici specializzati in motori a combustione: con il boom delle auto elettriche e ibride, la domanda di meccanici tradizionali è calata del 40% rispetto al 2020 (fonte: Rapporto Green Jobs 2026).
- Operai dell’industria pesante non riciclata: le acciaierie e le fabbriche che non hanno investito in economia circolare hanno ridotto la produzione, tagliando posti di lavoro.
- Consulenti energetici non specializzati in rinnovabili: chi non si è aggiornato su solare, eolico e idrogeno verde ha perso clienti a favore di esperti in transizione energetica.
La buona notizia? Le competenze “verdi” sono tra le più richieste. Secondo Digitalici.com, i profili legati alla sostenibilità hanno visto un aumento del 120% nelle offerte di lavoro dal 2023. Se lavori in un settore tradizionale, oggi è il momento di formarti su energie pulite, riciclo dei materiali o efficienza energetica.
3. La digitalizzazione ha reso superflui alcuni ruoli intermedi
La pandemia del 2020 ha accelerato un processo già in atto: la digitalizzazione dei servizi. Nel 2026, molte figure che un tempo facevano da “ponte” tra aziende e clienti sono diventate meno necessarie. Ecco alcuni esempi:
- Agenti di viaggio tradizionali: con piattaforme come Booking.com e Airbnb che offrono esperienze personalizzate tramite AI, molti uffici viaggi hanno chiuso. Chi è sopravvissuto si è specializzato in nicchie (viaggi di lusso, turismo esperienziale).
- Intermediari finanziari non digitali: le app di fintech permettono di investire, richiedere prestiti o gestire assicurazioni senza passare da un consulente fisico.
- Venditori porta a porta: l’e-commerce e i social commerce hanno reso questo metodo obsoleto per molti prodotti.
Anche in questo caso, la soluzione non è la resa, ma l’adattamento. Chi ha saputo unire competenze digitali (come il digital marketing o la gestione di CRM) a una conoscenza approfondita del settore ha trovato nuove strade. Ad esempio, molti ex agenti di viaggio oggi lavorano come travel influencer o gestiscono piattaforme di prenotazione online.
4. I cambiamenti demografici e sociali ridisegnano il mercato
L’Italia del 2026 è un Paese con una popolazione sempre più anziana e abitudini di consumo mutate. Questo ha effetti diretti su alcune professioni:
- Insegnanti di scuole tradizionali: con il calo delle nascite (-15% dal 2010, dati ISTAT), molte scuole hanno chiuso o ridotto il personale. Al contrario, sono in crescita i tutor online e gli educatori specializzati in formazione per adulti.
- Giornalisti cartacei: i quotidiani locali hanno subito un ulteriore calo di lettori, mentre crescono le testate digitali e i creator di contenuti multimediali.
- Commercianti al dettaglio non digitalizzati: i piccoli negozi che non hanno aperto un e-commerce o non usano i social per vendere hanno perso quote di mercato a favore di giganti come Amazon o di realtà ibride (negozio + online).
La lezione? Le professioni legate a bisognio “statici” soffrono, mentre quelle che sanno interpretare i nuovi trend demografici (come l’assistenza agli anziani o l’edutainment digitale) prosperano.
5. La globalizzazione sposta la domanda all’estero
Alcune professioni non sono scomparse, ma si sono semplicemente trasferite in Paesi dove la manodopera costa meno o dove la domanda è più alta. È il caso di:
- Programmatori junior: molte aziende italiane assumono sviluppatori in India, Ucraina o Sud America, dove i costi sono inferiori. Per competere, i professionisti italiani devono specializzarsi in nicchie ad alto valore (come la cybersecurity o l’AI etica).
- Operai tessili: la produzione di abbigliamento si è spostata in Asia o Nord Africa, mentre in Italia cresce la domanda di designer, stilisti e esperti di moda sostenibile.
- Call center tradizionali: i servizi di assistenza clienti sono spesso delocalizzati, ma aumentano le richieste di customer experience manager che lavorano su strategie di fidelizzazione digitale.
La risposta? Investire in competenze che non possono essere delocalizzate: creatività, gestione di team internazionali, conoscenza delle normative locali.
Cosa fare se la tua professione è in declino?
Se ti riconosci in una di queste categorie, non è il momento di farsi prendere dal panico, ma dall’azione. Ecco tre passi concreti:
- Valuta le competenze trasferibili: anche in ruoli “obsoleti”, ci sono abilità che possono essere riadattate. Un ex operatore di data entry può diventare un data analyst con la giusta formazione.
- Investi nella formazione: nel 2026, i corsi online (come quelli offerti da Digitalici Academy) sono accessibili, rapidi e mirati. Scegli percorsi che ti permettano di integrare competenze digitali o green nel tuo profilo.
- Esplora settori in crescita: secondo il Rapporto sul Lavoro 2026 di Digitalici.com, le professioni più richieste oggi sono:
- Esperti in intelligenza artificiale e automazione
- Tecnici delle energie rinnovabili
- Specialisti in cybersecurity
- Consulenti per la transizione digitale delle PMI
- Operatori socio-sanitari per l’assistenza agli anziani
Il mercato del lavoro non è un nemico, ma un ecosistema che evolve. Chi sa adattarsi non solo sopravvive, ma prospera. Se vuoi capire come riqualificarti o come far crescere la tua azienda in questo nuovo scenario, non restare indietro.
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Automazione e intelligenza artificiale
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Automazione e intelligenza artificiale: il futuro che cancella alcune professioni
Nel 2026, l’automazione e l’intelligenza artificiale stanno ridisegnando il mercato del lavoro italiano. Non è fantascienza: è la realtà che viviamo ogni giorno. Mentre alcune professioni spariscono, altre nascono, ma il cambiamento è inarrestabile. Ecco perché è fondamentale capire quali mestieri sono a rischio e come adattarsi.
Quali lavori stanno scomparendo?
- Operai di catena di montaggio: Le fabbriche intelligenti sostituiscono sempre più operai con robot e sistemi automatizzati. Basta guardare le linee di produzione delle auto: oggi, in molte aziende, le macchine lavorano 24 ore su 24 senza errori.
- Addetti alla contabilità di base: Software come QuickBooks o soluzioni AI gestiscono fatture, bilanci e dichiarazioni fiscali in pochi minuti. Perché pagare un professionista quando un algoritmo fa lo stesso lavoro in modo più veloce e preciso?
- Centralinisti e operatori di call center: Chatbot e assistenti vocali risolvono le richieste dei clienti senza bisogno di intervento umano. Pensa a quante volte hai parlato con un bot invece che con una persona negli ultimi mesi.
Cosa fare se la tua professione è a rischio?
Non tutto è perduto. La tecnologia elimina alcuni lavori, ma ne crea altri. Il segreto è aggiornarsi. Ecco tre mosse concrete:
- Sviluppa competenze digitali: Impara a usare strumenti di automazione, analisi dati o programmazione. Più sai interagire con la tecnologia, più sarai indispensabile.
- Punta sulla creatività: L’AI non può sostituire l’intuizione umana. Ruoli come designer, copywriter o strategist sono sempre più richiesti.
- Riqualificati con corsi mirati: Piattaforme come Digitalici.com offrono percorsi per reinventarsi professionalmente.
Il 2026 è l’anno in cui decidere se restare indietro o cavarsela. La scelta è tua: adattarsi oggi significa prosperare domani.
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Globalizzazione e delocalizzazione
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Globalizzazione e delocalizzazione: perché alcune professioni scompaiono
Nel 2026, la globalizzazione e la delocalizzazione continuano a ridisegnare il mercato del lavoro italiano. Molte aziende spostano la produzione all’estero per ridurre i costi, lasciando dietro di sé professioni che un tempo erano fondamentali. Pensiamo ai lavoratori tessili in Piemonte o agli operai metalmeccanici in Lombardia: oggi, molte di queste attività sono state trasferite in paesi dove la manodopera costa meno.
Ma non è solo una questione di costi. La tecnologia e l’automazione hanno accelerato questo processo. Macchine sempre più intelligenti sostituiscono ruoli ripetitivi, mentre la concorrenza globale rende difficile per le imprese italiane mantenere certi settori competitivi.
Ecco perché alcune professioni sono in declino:
- Produzione manifatturiera tradizionale: molti stabilimenti chiudono o riducono il personale.
- Servizi amministrativi ripetitivi: la digitalizzazione elimina la necessità di figure come gli impiegati di data entry.
- Ruoli a basso valore aggiunto: le aziende preferiscono investire in competenze specializzate.
Se lavori in uno di questi settori, non è il momento di arrendersi, ma di reinventarsi. La formazione continua e l’aggiornamento delle competenze sono la chiave per rimanere rilevanti. Digitalici.com può aiutarti a identificare le nuove opportunità e a prepararti per il futuro.
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Cambio nei consumi e nelle abitudini dei clienti
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Cambio nei consumi e nelle abitudini dei clienti
Nel 2026, il modo in cui gli italiani acquistano e interagiscono con i servizi è radicalmente cambiato. La digitalizzazione ha accelerato, e con essa, alcune professioni tradizionali stanno perdendo terreno. Pensiamo, ad esempio, ai cassieri dei supermercati: sempre più sostituiti da casse automatiche e pagamenti contactless. O ai commessi nei negozi fisici, dove l’e-commerce e la realtà aumentata permettono di provare un prodotto senza uscire di casa.
Ma non è solo una questione di tecnologia. Le abitudini dei consumatori si sono evolute. Oggi, gli italiani cercano esperienze personalizzate, velocità e sostenibilità. Questo significa che ruoli come l’agente di viaggio tradizionale sono in declino, soppiantati da piattaforme online che offrono pacchetti su misura in pochi clic. Allo stesso modo, i consulenti finanziari che non si aggiornano sulle criptovalute e gli investimenti digitali rischiano di rimanere indietro.
Ecco alcuni settori dove la domanda è calata:
- Vendita al dettaglio tradizionale: i negozi fisici senza una strategia digitale faticano a competere con l’e-commerce.
- Servizi bancari in filiale: le operazioni online e le app hanno reso superflui molti ruoli amministrativi.
- Stampa e editoria cartacea: i lettori preferiscono contenuti digitali, interattivi e sempre accessibili.
Ma ogni cambiamento porta nuove opportunità. Se la tua professione è tra quelle meno richieste, non significa che sia finita. Significa che è il momento di reinventarsi. Ad esempio, un ex commesso può diventare un esperto di customer experience digitale, o un agente di viaggio può specializzarsi in turismo sostenibile e niche.
Il futuro appartiene a chi sa adattarsi. E tu, sei pronto a cogliere le nuove opportunità?
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Impatto sociale ed economico
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Impatto sociale ed economico: quando il lavoro non trova spazio
Immagina di aver investito anni nella formazione, di aver coltivato una passione, di aver costruito una carriera. Poi, all’improvviso, scopri che il mercato non ha più bisogno di te. Non è fantascienza, ma la realtà di molte professioni in Italia nel 2026. L’impatto sociale ed economico di questo fenomeno è profondo, e tocca non solo i singoli individui, ma intere comunità e il tessuto produttivo del Paese.
Disoccupazione e frustrazione: il costo umano
Il primo effetto tangibile è la disoccupazione. Professioni un tempo stabili, come certi ruoli amministrativi o tecnici superati dall’automazione, lasciano migliaia di persone senza un reddito. Ma il problema non è solo economico: c’è una frustrazione personale che si diffonde. Chi ha dedicato decenni a un mestiere si ritrova a dover reinventare la propria identità professionale, spesso senza le competenze o le risorse per farlo.
Pensa a un commercialista che ha sempre gestito pratiche cartacee: oggi, con l’AI che elabora dichiarazioni fiscali in pochi secondi, la sua esperienza rischia di diventare obsoleta. O a un operaio specializzato in macchinari meccanici, sostituito da robot collaborativi nelle fabbriche 4.0. Il gap non è solo tecnologico, ma generazionale e culturale.
Economia locale in crisi: quando un settore muore
L’impatto non si ferma al singolo. Interi settori in declino trascina con sé le economie locali. Prendi l’esempio delle piccole tipografie: con la digitalizzazione dei media, molte hanno chiuso, lasciando senza lavoro stampatori, grafici e addetti alla distribuzione. Le conseguenze? Negozi che abbassano le saracinesche, centri storici che si spopolano, e un circolo vizioso di decrescita.
Secondo i dati ISTAT aggiornati al 2026, le regioni con una forte presenza di industrie tradizionali (come la Lombardia per la meccanica o la Toscana per il tessile) stanno vivendo una transizione dolorosa. Senza interventi mirati, il rischio è che intere aree del Paese rimangano indietro, aumentando il divario Nord-Sud.
Il paradosso delle competenze: domande senza risposte
C’è un altro aspetto preoccupante: mentre alcune professioni scompaiono, altre faticano a trovare personale qualificato. È il paradosso del mercato del lavoro italiano. Le aziende cercano sviluppatori AI, esperti di cybersecurity o tecnici per le energie rinnovabili, ma molti lavoratori in transizione non hanno le competenze per riqualificarsi.
La soluzione? Formazione continua e politiche attive. Programmi come il Fondo Nuove Competenze o i corsi ITS (Istituti Tecnici Superiori) stanno cercando di colmare il gap, ma servono più risorse e una cultura del lifelong learning che oggi manca.
Cosa fare se la tua professione è a rischio?
Se ti riconosci in questa situazione, non tutto è perduto. Ecco cosa puoi fare oggi per prepararti al cambiamento:
- Valuta le tue competenze trasferibili: anche in ruoli obsoleti, ci sono abilità utili altrove (gestione progetti, problem solving, relazioni con i clienti).
- Investi nella formazione: piattaforme come Digitalici.com offrono corsi mirati per le professioni del futuro, dall’AI al digital marketing.
- Esplora settori in crescita: energia verde, salute digitale, logistica automatizzata sono solo alcuni ambiti con alta domanda.
- Crea una rete di contatti: il networking può aprire porte inaspettate, anche in settori diversi dal tuo.
Il 2026 è un anno di sfide, ma anche di opportunità. Il lavoro non scompare, si trasforma. Sta a noi cogliere il cambiamento e cavalcarlo.
Scrivici: scopri come possiamo aiutarti a crescere
Se la tua professione è in crisi o vuoi prepararti al futuro, contattaci. Insieme, troveremo la strada giusta per la tua carriera.
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Disoccupazione e ricadute sulle fasce deboli
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Disoccupazione e ricadute sulle fasce deboli
Nel 2026, la disoccupazione in Italia continua a colpire soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione. Le professioni non richieste, spesso legate a settori in declino o a competenze obsolete, lasciano molte persone senza opportunità. Ma quali sono le conseguenze concrete?
Immagina una famiglia dove il capofamiglia ha lavorato per anni in una fabbrica di componenti elettronici, ora sostituiti dall’automazione. Senza nuove competenze, il rischio di rimanere ai margini del mercato del lavoro è alto. Ecco perché è fondamentale agire ora.
- Giovani e neolaureati: Senza esperienza o con titoli di studio non allineati alle richieste del mercato, faticano a trovare un’occupazione stabile.
- Lavoratori over 50: Spesso esclusi dai processi di riqualificazione, rischiano di rimanere intrappolati in professioni non più competitive.
- Donne e madri single: Le disparità di genere persistono, con meno opportunità in settori tradizionalmente maschili e maggiori difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia.
La soluzione? Investire in formazione mirata e riqualificazione professionale. Ad esempio, un ex operaio può diventare tecnico specializzato in manutenzione di macchinari automatizzati, un settore in forte crescita. Oppure, un giovane laureato in discipline umanistiche può acquisire competenze digitali per lavorare nel marketing o nella gestione dei dati.
Non lasciare che la disoccupazione definisca il tuo futuro. Scrivici: scopri come possiamo aiutarti a crescere.
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Effetti sulle regioni e sulle piccole imprese
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Effetti sulle regioni e sulle piccole imprese
Il 2026 ha portato con sé una trasformazione radicale del mercato del lavoro italiano. Mentre alcune professioni sono in forte crescita, altre stanno scomparendo, lasciando dietro di sé un vuoto che colpisce soprattutto le regioni più fragili e le piccole imprese.
Immagina un piccolo negozio di fotografia a Napoli, che per anni ha stampato e sviluppato pellicole. Oggi, con la digitalizzazione totale, quella competenza non è più richiesta. Lo stesso vale per le tipografie tradizionali in Lombardia o le agenzie di viaggio fisiche in Sicilia. Queste attività, una volta pilastri delle economie locali, ora faticano a sopravvivere.
Le regioni del Sud, già in difficoltà, sono le più colpite. La mancanza di domande per certe professioni significa meno lavoro, meno reddito e, di conseguenza, una riduzione dei consumi. Le piccole imprese, che non hanno le risorse per riqualificarsi rapidamente, rischiano di chiudere i battenti.
Ma c’è una via d’uscita. La riqualificazione professionale e l’adozione di nuove tecnologie possono ridare slancio a queste realtà. Ad esempio, quel negozio di fotografia potrebbe trasformarsi in un laboratorio di editing digitale o in uno studio di produzione video. Le tipografie potrebbero specializzarsi in packaging sostenibile, un settore in forte crescita.
Non è troppo tardi per adattarsi. Le regioni e le piccole imprese che sapranno cogliere questa opportunità potranno non solo sopravvivere, ma anche prosperare.
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Rischi per la coesione sociale
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Rischi per la coesione sociale
Nel 2026, la disparità tra professioni richieste e non richieste non è solo un problema economico, ma anche sociale. Quando interi settori diventano obsoleti, le comunità che dipendono da quei lavori rischiano di rimanere indietro. Immagina un piccolo paese dove la maggior parte della popolazione lavora in fabbriche ormai automatizzate: senza nuove opportunità, il tessuto sociale si sfalda.
La disoccupazione prolungata porta a frustrazione e isolamento. Le persone si sentono escluse da un mercato del lavoro che non le comprende più. Questo può alimentare tensioni e divisioni, minando la fiducia nelle istituzioni e nel futuro.
Ma c’è una soluzione: riqualificarsi. Con i giusti strumenti e supporto, è possibile trasformare una crisi in un’opportunità. Digitalici.com offre percorsi personalizzati per aiutarti a reinventarti e trovare il tuo posto nel nuovo mondo del lavoro.
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Alternative e opportunità per i lavoratori
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Alternative e opportunità per i lavoratori: come reinventarsi nel 2026
Il mercato del lavoro italiano nel 2026 sta cambiando rapidamente. Alcune professioni, un tempo stabili, oggi faticano a trovare spazio. Ma ogni sfida nasconde un’opportunità. Se ti trovi in una di queste situazioni, non demordere: il futuro è nelle tue mani, e con le giuste strategie puoi trasformare un momento di incertezza in una nuova partenza.
In questo articolo, ti mostreremo come riorientare la tua carriera, sfruttando le competenze che hai già e scoprendo nuovi settori in crescita. Perché il lavoro non è solo ciò che fai, ma come lo fai evolvere.
1. Le competenze trasferibili: il tuo tesoro nascosto
Anche se la tua professione non è più richiesta, le tue competenze lo sono. Pensaci: hai sviluppato capacità che possono essere applicate in altri contesti. Ecco alcuni esempi:
- Competenze organizzative: Se hai lavorato come segretario o assistente amministrativo, la tua capacità di gestire tempi e risorse è preziosa in ruoli come project manager o coordinatore di team remoti.
- Abilità relazionali: Se sei stato un venditore o un operatore di call center, sai come comunicare e persuasione. Queste skills sono fondamentali in settori come il customer success o il marketing digitale.
- Problem solving: Se hai lavorato in produzione o logistica, la tua capacità di risolvere problemi in tempo reale è richiesta in ruoli tecnici o nella gestione della supply chain.
Non sottovalutare ciò che sai fare. Spesso, basta un piccolo aggiustamento per trovare una nuova strada.
2. I settori in crescita nel 2026: dove guardare
L’Italia sta vivendo una trasformazione digitale e green. Ecco alcuni settori che stanno assumendo e che potrebbero fare al caso tuo:
- Energia rinnovabile: Con la transizione ecologica, figure come tecnici di impianti solari o esperti di efficienza energetica sono sempre più richieste.
- Digitalizzazione: Dallo sviluppo software alla cybersecurity, le aziende cercano professionisti che sappiano navigare nel mondo digitale.
- Assistenza agli anziani: Con l’invecchiamento della popolazione, operatori socio-sanitari e badanti qualificati sono fondamentali.
- Logistica e e-commerce: La crescita degli acquisti online ha creato domanda per magazzinieri, driver e specialisti di gestione ordini.
Non serve necessariamente un titolo di studio specifico: molti di questi ruoli offrono formazione on-the-job o corsi brevi per aggiornarsi.
3. La formazione come chiave del cambiamento
Se vuoi dare una svolta alla tua carriera, la formazione è il primo passo. Nel 2026, ci sono numerose opportunità per aggiornarsi, anche gratuitamente:
- Corsi online: Piattaforme come Coursera, Udemy o LinkedIn Learning offrono percorsi su digital marketing, programmazione, gestione progetti e molto altro.
- Programmi di riqualificazione: Lo Stato e le Regioni finanziano corsi per disoccupati o lavoratori in transizione. Informati sui bandi attivi nella tua zona.
- Apprendistato: Molte aziende assumono con contratti di apprendistato, permettendoti di imparare mentre lavori.
Investire nel tuo futuro oggi significa avere più opportunità domani. E non è mai troppo tardi per iniziare.
4. Il potere del networking: non sei solo
Cambiare lavoro può essere spaventoso, ma non devi farlo da solo. Il networking è fondamentale per scoprire nuove opportunità e ricevere supporto. Ecco come costruire la tua rete:
- LinkedIn: Aggiorna il tuo profilo, connettiti con professionisti del settore che ti interessa e partecipa alle discussioni.
- Eventi e fiere: Partecipa a incontri di settore, sia online che in presenza. Sono occasioni per conoscere persone e scoprire tendenze.
- Gruppi di supporto: Ci sono comunità di lavoratori in transizione che si aiutano reciprocamente. Cerca su Facebook o Meetup.
Ricorda: ogni contatto può aprire una porta. Non avere paura di chiedere consigli o informazioni.
5. L’imprenditorialità: crea la tua opportunità
Se non trovi ciò che cerchi, perché non crearlo tu? Il 2026 è l’anno perfetto per lanciarsi in una nuova avventura imprenditoriale. Ecco alcune idee:
- Consulenza: Se hai esperienza in un settore, puoi offrire servizi di consulenza a piccole aziende o privati.
- E-commerce: Vendi prodotti online, magari sfruttando piattaforme come Shopify o Etsy.
- Servizi digitali: Dalla gestione social media alla creazione di siti web, le possibilità sono infinite.
Non serve un grande capitale per iniziare. Con determinazione e un po’ di creatività, puoi costruire qualcosa di tuo.
6. Storie di successo: chi ce l’ha fatta
Per ispirarti, ecco alcune storie di persone che hanno reinventato la loro carriera:
- Marco, da operaio a tecnico solare: Dopo anni in fabbrica, ha seguito un corso sulla manutenzione di pannelli fotovoltaici. Oggi lavora per un’azienda leader nel settore.
- Laura, da commessa a digital marketer: Ha approfittato della cassa integrazione per studiare marketing online. Ora gestisce i social media per un brand di moda.
- Giuseppe, da tassista a imprenditore: Ha avviato un servizio di consegne ecologiche con biciclette elettriche nella sua città.
Queste storie dimostrano che, con la giusta mentalità, si può sempre trovare una nuova strada.
7. Il primo passo: agisci ora
Non aspettare che le cose cambino da sole. Il futuro si costruisce oggi. Ecco cosa puoi fare subito:
- Fai un elenco delle tue competenze e di come potresti applicarle altrove.
- Esplora i settori in crescita e identifica quello che ti attrae di più.
- Iscriviti a un corso o a un evento per iniziare a formarti.
- Connettiti con persone che lavorano nel settore che ti interessa.
Ogni piccolo passo ti avvicina al tuo obiettivo. E ricorda: non sei solo in questo percorso.
Scrivici: scopri come possiamo aiutarti a crescere. Contattaci ora e inizia a costruire il tuo futuro.
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Riqualificazione e formazione continua
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Riqualificazione e formazione continua: la chiave per restare al passo
Il mercato del lavoro nel 2026 è in costante evoluzione, e molte professioni che oggi sembrano solide potrebbero non essere più richieste tra pochi anni. Ma non è il momento di farsi prendere dal panico: è il momento di agire. La riqualificazione e la formazione continua sono le tue migliori alleate per trasformare una potenziale minaccia in un’opportunità di crescita.
Immagina di lavorare in un settore che, secondo le previsioni, sta perdendo terreno. Invece di restare fermo, puoi scegliere di acquisire nuove competenze che ti rendano competitivo in ambiti in espansione. Ad esempio, se sei un impiegato amministrativo e noti che l’automazione sta riducendo la domanda nel tuo campo, potresti specializzarti in analisi dati o gestione di progetti digitali. Queste sono abilità che, nel 2026, sono più richieste che mai.
La formazione continua non è solo una questione di sopravvivenza, ma di crescita personale e professionale. Più competenze hai, più porte si aprono. E non serve necessariamente tornare sui banchi di scuola: oggi esistono corsi online, bootcamp intensivi e certificazioni riconosciute che ti permettono di aggiornarti senza stravolgere la tua vita.
- Flessibilità: Scegli percorsi formativi che si adattano ai tuoi tempi e alle tue esigenze.
- Rilevanza: Concentrati su competenze digitali, come il marketing online, la programmazione o la cybersecurity.
- Networking: La formazione è anche un’occasione per incontrare professionisti del settore e creare nuove opportunità.
Non aspettare che il mercato ti lasci indietro. Inizia oggi a investire su te stesso. Digitalici.com può aiutarti a identificare le competenze più richieste nel 2026 e a trovare il percorso formativo più adatto a te. Il futuro non è scritto: è nelle tue mani.
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Settori in crescita e nuove professioni
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Settori in crescita e nuove professioni
Mentre alcune professioni perdono terreno, altre stanno esplodendo. Nel 2026, l’Italia sta vivendo una trasformazione digitale e green senza precedenti. Ecco dove si nascondono le opportunità che non ti aspetti.
1. Tecnologia e AI: il futuro è già qui
L’intelligenza artificiale non è più fantascienza. Aziende di ogni settore cercano disperatamente figure come:
- AI Trainer: addestrano chatbot e sistemi di IA per renderli più umani. Stipendi che partono da 40.000€ l’anno.
- Cybersecurity Specialist: con gli attacchi hacker in aumento del 30% nel 2025, le aziende pagano profumatamente per proteggere i loro dati.
- Sviluppatori Blockchain: banche e PA stanno adottando questa tecnologia. Un junior guadagna già 35.000€.
Esempio concreto: Marco, 28 anni, ex barista, ha seguito un corso online di 6 mesi su digitalici.com ed oggi lavora come AI Trainer per una startup milanese. “Non pensavo di poter reinventarmi così in fretta”.
2. Green Economy: la svolta sostenibile
L’Italia sta investendo miliardi nel PNRR per la transizione ecologica. Le professioni più richieste?
- Energy Manager: gestisce l’efficienza energetica delle aziende. Retribuzione media: 50.000€.
- Tecnici di riciclo avanzato: con le nuove leggi sui rifiuti, servono esperti che sappiano trasformare lo scarto in risorsa.
- Consulenti ESG: aiutano le imprese a diventare sostenibili. Un settore in crescita del 120% dal 2023.
Caso reale: Laura, ex impiegata in un call center, oggi guida un team di 5 persone in una società che produce pannelli solari innovativi. “Ho colto l’occasione quando l’ho vista”.
3. Sanità digitale: la rivoluzione silente
Telemedicina, app per la salute, analisi dati sanitari. Servono:
- Health Data Analyst: interpreta i big data sanitari per migliorare le cure.
- Tecnici di telemedicina: gestiscono le piattaforme che collegano medici e pazienti.
Dato shock: entro il 2027, il 40% delle visite mediche avverrà online. Chi si specializza ora, domani sarà indispensabile.
4. Creatività digitale: il nuovo oro
Con l’esplosione dei social e del metaverso, servono:
- 3D Artist: crea mondi virtuali per gaming, moda e architettura.
- Content Creator strategici: non più solo “influencer”, ma professionisti che sanno vendere attraverso i contenuti.
Storia vera: Davide, grafico pubblicitario in crisi, ha seguito un percorso su digitalici.com ed oggi disegna asset 3D per un brand di moda internazionale. “Ho triplicato il mio reddito in un anno”.
La domanda che devi porti è: in quale di questi settori ti vedi tra 5 anni? Il momento di agire è adesso. Le competenze del futuro si costruiscono oggi.
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Strumenti e risorse per la transizione lavorativa
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Strumenti e risorse per la transizione lavorativa
Il 2026 è un anno di cambiamenti epocali nel mondo del lavoro. Se la tua professione non è più richiesta, non significa che sia la fine, ma l’inizio di una nuova opportunità. Con gli strumenti giusti, puoi reinventarti e trovare la tua strada nel mercato del lavoro attuale. Ecco come fare.
1. Piattaforme di upskilling e reskilling
La formazione è la chiave per rimanere competitivi. Sfrutta piattaforme come Coursera, Udemy o LinkedIn Learning per acquisire competenze digitali, tecniche o manageriali. Ad esempio, se lavori nel settore amministrativo, un corso su Excel avanzato o gestione dati può aprirti nuove porte. Oppure, se vieni dal retail, un percorso in e-commerce management potrebbe essere la svolta che cerchi.
2. Servizi di orientamento professionale
Non sai da dove iniziare? Rivolgiti a esperti del settore. Siti come digitalici.com offrono consulenze personalizzate per aiutarti a identificare le tue competenze trasferibili e a pianificare una transizione efficace. Un esempio? Un ex giornalista che si reinventa come content creator o un operatore turistico che diventa specialista in marketing digitale per il settore travel.
3. Networking e comunità online
Entra in comunità come Meetup, Slack o gruppi Facebook dedicati al tuo nuovo settore di interesse. Condividere esperienze e ricevere consigli da chi ha già fatto il salto può fare la differenza. Ricorda: il 70% delle opportunità lavorative nasce dal networking.
Non aspettare che il mercato ti lasci indietro. Agisci ora e trasforma questa sfida in un’opportunità. Scrivici: scopri come possiamo aiutarti a crescere.
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Casi studio e testimonianze
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Storie vere: chi ha reinventato la propria carriera nel 2026
Il mercato del lavoro italiano nel 2026 è un campo minato per alcune professioni, ma anche un terreno fertile per chi sa cogliere le opportunità. Ecco le storie di tre persone che hanno trasformato una carriera in declino in una nuova avventura professionale.
1. Da commercialista tradizionale a consulente fiscale per startup tech
Marco, 42 anni, ha lavorato per 15 anni come commercialista in uno studio di Milano. Nel 2024 ha notato un calo costante dei clienti: “Le PMI stavano chiudendo o automatizzando la contabilità con software come Fatture in Cloud. Mi sono reso conto che il mio lavoro stava diventando una delle professioni non richieste in Italia“.
La svolta? Ha seguito un corso su blockchain e fiscalità digitale e si è specializzato in consulenza per startup tech. Oggi fattura il 30% in più e lavora con clienti internazionali: “Ho trasformato una minaccia in un’opportunità. Il segreto? Agire prima che il mercato ti costringa a farlo”.
2. Dall’agente immobiliare all’esperto di housing sociale
Sara, 38 anni, era un’agente immobiliare a Roma. Con il crollo del mercato degli affitti tradizionali (-22% nel 2025 secondo Nomisma), ha dovuto reinventarsi: “Le persone non cercano più case da comprare, ma soluzioni abitative flessibili”.
Ha collaborato con un comune laziale per progettare alloggi temporanei per lavoratori pendolari, usando container ristrutturati. “Ora lavoro con enti pubblici e aziende: non vendo più case, ma soluzioni. Il mio reddito è stabile e ho un impatto sociale”.
3. Dal giornalista cartaceo al creatore di contenuti per l’intelligenza artificiale
Luca, 50 anni, era un giornalista per un quotidiano locale. Quando la testata ha chiuso nel 2025, ha capito che il suo mestiere era tra le professioni non richieste in Italia. “Non servivano più articoli generici, ma contenuti ottimizzati per l’AI“.
Si è formato su SEO avanzata e prompt engineering e oggi scrive per aziende che vogliono addestrare chatbot con testi di qualità. “Guadagno il doppio e lavoro da remoto. La chiave? Adattarsi senza perdere la propria identità“.
Cosa hanno in comune queste storie?
- Hanno anticipato il cambiamento: non hanno aspettato di essere licenziati.
- Hanno investito in competenze ibride: hanno unito la loro esperienza a nuove skills digitali.
- Hanno trovato nicchie inesplorate: dove c’è crisi, ci sono anche opportunità.
Se anche tu senti che la tua professione è a rischio, non sei solo. Il 2026 è l’anno perfetto per reinventarsi. Noi di digitalici.com aiutiamo professionisti come te a trovare la tua nuova strada.
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Storie di lavoratori in transizione
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Storie di lavoratori in transizione
Nel 2026, il mercato del lavoro italiano sta cambiando rapidamente. Alcune professioni, un tempo stabili, oggi faticano a trovare spazio. Ma dietro ogni sfida, c’è un’opportunità. Ecco le storie di chi ha saputo reinventarsi.
Da impiegato a digital strategist: la storia di Marco
Marco, 42 anni, lavorava come impiegato in un’azienda di logistica. Nel 2024, la sua posizione è stata automatizzata. Invece di arrendersi, ha deciso di investire su se stesso. Ha seguito un corso online su digitalici.com e oggi è un digital strategist. “Ho trasformato una minaccia in un’opportunità”, racconta. “Ora guido progetti digitali per aziende che vogliono innovare”.
Dall’ufficio al freelance: il coraggio di Laura
Laura, 35 anni, era una segretaria in uno studio legale. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, molte delle sue mansioni sono diventate obsolete. Ha scelto di diventare una freelance specializzata in gestione documentale digitale. “Ho imparato a usare strumenti che prima non conoscevo”, dice. “Ora lavoro con clienti in tutta Italia, e ho più libertà”.
Dall’artigianato al marketing: la svolta di Giovanni
Giovanni, 50 anni, era un artigiano nel settore del legno. La crisi del settore lo ha spinto a cercare alternative. Ha scoperto il potere del marketing digitale e oggi aiuta piccole imprese a vendere online. “Ho unito la mia passione per il legno con le competenze digitali”, spiega. “Ora il mio lavoro è più richiesto che mai”.
Queste storie dimostrano che, anche in un mercato in evoluzione, c’è spazio per chi sa adattarsi. Se anche tu vuoi reinventarti, scrivici: scopri come possiamo aiutarti a crescere.
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Esempi di aziende che hanno innovato
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Esempi di aziende che hanno innovato
Nel 2026, alcune aziende italiane hanno saputo trasformare le sfide del mercato in opportunità, reinventando i propri modelli di business e puntando su competenze emergenti. Ecco alcuni casi di successo che dimostrano come l’innovazione possa fare la differenza.
1. Digitalici.com: dalla consulenza tradizionale all’AI
Digitalici.com, leader nel settore della trasformazione digitale, ha anticipato i trend del mercato già nel 2023. Mentre molte aziende continuavano a cercare figure tradizionali come i “social media manager” generici, Digitalici.com ha investito nella formazione di AI Specialist e Data Storyteller. Oggi, il 70% del loro team è composto da professionisti che lavorano con intelligenza artificiale, automazione e analisi predittiva. Risultato? Una crescita del 40% nel 2025, nonostante la crisi delle professioni obsolete.
2. Eni: dall’energia fossile alle green skills
Eni ha compiuto una svolta radicale, riducendo del 30% i ruoli legati all’estrazione tradizionale e investendo in ingegneri delle energie rinnovabili e tecnici della transizione ecologica. Grazie a questa strategia, l’azienda è diventata un punto di riferimento nel settore delle green energy, attirando talenti giovani e riducendo la dipendenza da professioni in declino.
3. Intesa Sanpaolo: banchieri 2.0
La banca ha rivoluzionato il proprio organico, sostituendo gradualmente i tradizionali impiegati di sportello con consulenti finanziari digitali e esperti di blockchain. Oggi, il 50% delle operazioni viene gestito tramite AI, liberando risorse umane per ruoli a maggior valore aggiunto. Un esempio di come anche i settori più tradizionali possano innovare.
Questi casi dimostrano che il futuro appartiene a chi sa adattarsi. Se la tua azienda è ancora ancorata a professioni non richieste, è il momento di agire. Scrivici: scopri come possiamo aiutarti a crescere.
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Politiche e interventi per mitigare l’impatto
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Politiche e interventi per mitigare l’impatto
Il 2026 ha portato con sé sfide inaspettate per molte professioni in Italia. Mentre alcune competenze sono sempre più richieste, altre stanno diventando obsolete. Ma non tutto è perduto: il governo, le istituzioni e il settore privato stanno lavorando insieme per offrire soluzioni concrete a chi si trova in questa situazione.
Formazione e riqualificazione: la chiave per il futuro
Uno dei pilastri fondamentali per affrontare questo cambiamento è la formazione continua. Il Ministero del Lavoro, in collaborazione con le Regioni, ha lanciato programmi di riqualificazione professionale mirati. Questi corsi, spesso gratuiti o finanziati, permettono di acquisire nuove competenze in settori in crescita come:
- Digitalizzazione e IA: Corsi per diventare esperti in intelligenza artificiale, analisi dati e automazione.
- Green Economy: Formazione su energie rinnovabili, sostenibilità e gestione ambientale.
- Sanità e assistenza: Percorsi per operatori socio-sanitari e tecnici specializzati.
Ad esempio, un ex impiegato amministrativo può riqualificarsi come analista dati in soli 6 mesi, grazie ai corsi intensivi finanziati dal Fondo Sociale Europeo.
Incentivi per le aziende che assumono
Le imprese che decidono di assumere lavoratori provenienti da settori in declino possono usufruire di agevolazioni fiscali e contributi a fondo perduto. Queste misure sono pensate per:
- Ridurre il costo del lavoro per le aziende.
- Stimolare l’assunzione di profili in transizione.
- Favorire l’inserimento in ruoli emergenti.
Un caso concreto? Un’azienda tech di Milano ha assunto 15 ex operai del settore tessile, formandoli come tecnici IT, grazie a un contributo del 50% sul costo del salario per i primi 12 mesi.
Sostegno al reddito e ammortizzatori sociali
Per chi si trova in una fase di transizione, lo Stato ha potenziato gli ammortizzatori sociali, come la Naspi e il Reddito di Cittadinanza (ora riformato). Inoltre, sono stati introdotti:
- Bonus formazione: Un contributo mensile per chi frequenta corsi di riqualificazione.
- Voucher per la mobilità: Aiuti economici per chi deve spostarsi per lavoro.
Queste misure non sono solo un sostegno economico, ma un trampolino di lancio verso nuove opportunità.
Il ruolo delle aziende private: Digitalici.com in prima linea
Anche il settore privato sta facendo la sua parte. Aziende come Digitalici.com offrono percorsi di formazione digitale accessibili, consulenze personalizzate e supporto nella ricerca di nuove opportunità lavorative.
Se ti senti bloccato in una professione non più richiesta, non aspettare. Agisci ora e scopri come reinventarti.
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Iniziative governative e europee
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Iniziative governative e europee: come lo Stato sta intervenendo
Nel 2026, di fronte a un mercato del lavoro in rapida trasformazione, l’Italia e l’Unione Europea hanno attivato una serie di misure concrete per sostenere chi opera in settori in declino. Non si tratta solo di tamponare una crisi, ma di ridisegnare il futuro professionale di migliaia di persone, offrendo loro strumenti reali per reinventarsi.
Ecco cosa sta facendo lo Stato per te:
- Fondo per la Riqualificazione Professionale 2026: un pacchetto da 1,2 miliardi di euro destinato a lavoratori over 40 in settori a rischio (come la stampa tradizionale o alcuni ruoli amministrativi). Il fondo copre fino all’80% dei costi di corsi certificati in digital skills, green economy e tecnologie emergenti. Esempio: un ex impiegato di banca può accedere a un percorso intensivo in blockchain per la finanza, con stage retribuiti in aziende partner.
- Voucher Mobilità Europea: grazie al programma EU Reskill, chi lavora in professioni sovrasaturate (come alcuni ruoli nel turismo di massa) può ottenere fino a 10.000€ per trasferirsi temporaneamente in paesi UE con domanda di manodopera specifica. Caso reale: un cuoco di un ristorante stagionale in Liguria ha usato il voucher per specializzarsi in cucina vegetale a Copenaghen, dove oggi guadagna il 40% in più.
- Patti Territoriali per l’Innovazione: accordi tra Regioni, università e imprese per creare hub di riqualificazione locale. In Lombardia, ad esempio, ex operai del tessile stanno diventando tecnici per la manutenzione di macchinari 4.0, con contratti a tempo indeterminato garantiti al termine della formazione.
Queste non sono semplici promesse: sono opportunità concrete, con scadenze e bandi aperti già da gennaio 2026. Il messaggio delle istituzioni è chiaro: nessuno deve rimanere indietro. Ma per coglierle, serve agire ora.
La tua professione sta cambiando? Non aspettare che sia troppo tardi. Scrivici: scopri come possiamo aiutarti a crescere con un piano personalizzato, sfruttando al massimo i fondi disponibili.
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Ruolo delle istituzioni locali e delle parti sociali
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Ruolo delle istituzioni locali e delle parti sociali
Nel 2026, di fronte a un mercato del lavoro in rapida trasformazione, le istituzioni locali e le parti sociali giocano un ruolo cruciale nel guidare la transizione verso professioni più richieste. Non si tratta solo di segnalare le professioni non richieste in Italia, ma di creare ponti verso nuove opportunità.
Ecco come stanno agendo:
- Formazione mirata: Regioni e comuni, in collaborazione con sindacati e associazioni di categoria, stanno potenziando corsi di riqualificazione. Ad esempio, in Lombardia, ex operai del settore tessile vengono formati come tecnici per l’efficienza energetica, un settore in forte crescita.
- Incentivi alle imprese: Le camere di commercio offrono agevolazioni fiscali alle aziende che assumono profili in transizione, come ex addetti alla vendita al dettaglio che si riconvertono in esperti di e-commerce.
- Osservatori territoriali: Monitorano costantemente le tendenze del mercato, come l’aumento della domanda di figure nel digitale o nella green economy, per indirizzare le politiche attive del lavoro.
Un esempio concreto? A Torino, grazie a un tavolo permanente tra istituzioni e parti sociali, oltre 1.200 lavoratori del settore automobilistico tradizionale sono stati ricollocati nel 2025 in ruoli legati alla mobilità sostenibile.
Se anche tu vuoi cogliere le opportunità di questo cambiamento, non restare indietro. Le istituzioni ci sono, ma serve la tua iniziativa.
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Conclusione: Prepararsi al futuro del lavoro
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Conclusione: Prepararsi al futuro del lavoro
Il 2026 ci ha mostrato un mercato del lavoro in rapida evoluzione. Alcune professioni, un tempo considerate sicure, oggi faticano a trovare spazio. Ma questa non è una notizia da leggere con rassegnazione: è un invito a ripensare il proprio percorso, a cogliere le opportunità che nascono dal cambiamento.
Se ti sei riconosciuto in una delle professioni meno richieste, non fermarti qui. Il futuro non appartiene a chi resiste al cambiamento, ma a chi lo anticipa. Ecco come puoi prepararti:
- Aggiorna le tue competenze: La formazione continua è la chiave. Piattaforme come Digitalici offrono corsi mirati per acquisire skills digitali, dalla programmazione al marketing online, settori in costante crescita.
- Esplora settori emergenti: L’intelligenza artificiale, la sostenibilità e la cybersecurity sono solo alcuni dei campi che cercano professionisti. Non serve essere esperti da subito: basta iniziare con curiosità.
- Sfrutta la flessibilità: Il lavoro ibrido e il freelancing sono realtà consolidate. Strumenti come LinkedIn o Upwork possono aiutarti a trovare nuove opportunità, anche all’estero.
Pensa a Maria, una ex impiegata amministrativa che nel 2024 ha deciso di specializzarsi in analisi dati. Oggi lavora in remoto per un’azienda internazionale, con uno stipendio doppio e una qualità della vita migliore. Storie come la sua non sono eccezioni: sono il risultato di scelte coraggiose e mirate.
Il mercato del lavoro non è un nemico, ma un alleato che premia chi sa adattarsi. Non aspettare che sia troppo tardi: il momento di agire è ora.
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Domande Frequenti (FAQ)
Quali sono i settori più a rischio di automazione in Italia?
I settori più a rischio includono la manifattura tradizionale, la logistica di base, alcuni ruoli amministrativi e servizi al dettaglio non specializzati. L’automazione sta sostituendo compiti ripetitivi e a basso valore aggiunto.
Come posso capire se la mia professione è a rischio?
È possibile valutare il rischio analizzando il livello di automatizzazione del proprio settore, la domanda di competenze digitali e le previsioni di mercato. Strumenti come i report dell’ISTAT o dell’OECD possono essere utili.
Quali competenze saranno più richieste nel 2026?
Le competenze digitali, la capacità di problem solving, la creatività e le abilità interpersonali saranno sempre più richieste. Settori come la green economy, la cybersecurity e la sanità digitale offriranno nuove opportunità.
Esistono incentivi per la riqualificazione professionale?
Sì, in Italia esistono diversi programmi come il Fondo Nuove Competenze, i voucher per la formazione e iniziative regionali. Anche l’Unione Europea finanzia progetti di reskilling attraverso fondi come il FSE+.
Quali sono le regioni italiane più colpite dalla diminuzione di queste professioni?
Le regioni con una forte tradizione manifatturiera o agricola, come Lombardia, Veneto, Piemonte e alcune aree del Sud Italia, potrebbero essere più esposte. Tuttavia, le dinamiche variano a seconda dei settori specifici.
Come possono le piccole imprese adattarsi a questi cambiamenti?
Le PMI possono investire in innovazione tecnologica, formazione dei dipendenti e diversificazione dei prodotti/servizi. Collaborare con istituti di formazione e università può aiutare a sviluppare competenze future.
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Luigi Strazzullo è docente e consulente aziendale in digital marketing oltre che divulgatore e blogger nelle materie riguardanti la tecnologia e l’innovazione digitale.
Da più di 10 anni è impegnato nelle attività di formazione e consulenza aiutando aziende nazionali ed internazionali a migliorare le loro performance grazie all’introduzione di strategie o nuove tecnologie






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