La libertà ai tempi del covid–19

Chi non ha mai pensato di volere che il mondo si fermasse, almeno per un po’ ? chi non ha mai detto a sé stesso “è troppo, fatemi scendere, ci vediamo alla prossima fermata”? chi non vorrebbe una tregua dalla quotidianità, che spesso è tanto rassicurante quanto soffocante? E che fa questo virus? Ci toglie proprio la linfa vitale, le gocce d’acqua che evitano di farci annaspare troppo: il divertimento. Ci toglie le feste, gli eventi, i ristoranti, ci toglie il week end ed i viaggi. Ed il boato dell’esplosione di ognuno di noi si è fatto sentire sui social, sui balconi, in strada tra multe ed escamotage, leggibile negli occhi iniettati d’invidia di chi, da sopra al balcone, vedeva qualcuno passare con il suo bel cagnone a spasso, lasciapassare per la libertà.

Eccola lì, la sensazione più ricercata e rimpianta in questi (troppi) giorni. La libertà di correre, di andare a fare la spesa quattro volte al giorno, di andare a lavoro. La libertà di fare le cose che solo pochi giorni prima avremmo visto come un dovere, che spesso avremmo voluto evitare di fare, ma che ad un tratto sono diventate piacere. Cosa è successo esattamente? Si è passati dal bisogno al desiderio. In alcuni casi anzi, si è sovvertito questo ordine. Non c’è bisogno di fare il pane in casa, ma il desiderio di sentirsi produttivi o semplicemente di farlo, è maggiore. Così come si è desiderato avere un cane, dimenticandosi forse delle responsabilità che comporta. L’altro lato della medaglia della libertà infatti, è proprio la responsabilità. Invochiamo il diritto a girare per la città, a festeggiare, a fare letteralmente ciò che ci pare; ma intanto la situazione era sempre più critica. Nessuno voleva rinunciare alla propria libertà, ma nemmeno assumersi la responsabilità, per il proprio bene e quello degli altri, di rinunciare al rinunciabile, di sforzarsi veramente, per far fronte ad una situazione d’emergenza globale. Ed ecco le sanzioni, le multe, le forze dell’ordine, i decreti: ecco la legge regolatrice. D’altro canto, si sa, gli esseri umani sono eternamente insoddisfatti. Vogliono sempre qualcosa che non hanno. Certo, desiderano. È il desiderio la discriminante tra essere umano ed animale. Ma Wilde diceva che esistono due tragedie nella vita: non ottenere ciò che si desidera ed ottenerlo. Per cui, lavorare in pigiama, essere legittimati a non essere produttivi, fermare il mondo e prendersi il tempo che si è sempre desiderato per sé sono la tragedie del desiderio esaudito. La verità è che l’essere umano è desiderante per natura ma per fare una grande, eccessiva esemplificazione, da questa pandemia usciranno due tipi di persone: quelle che non hanno smesso di desiderare la libertà, ma si sono assunte la responsabilità di pensarsi come parte del mondo, come tassello fondamentale e che quindi avranno trascorso il tempo, certo un po’ sofferenti, ma godendosi anche la possibilità d’avere qualcosa che fino a poco fa, potevamo solo sognare o immaginare. E coloro i quali avranno sentito il ticchettio delle lancette come colpi dietro la nuca, desiderando senza responsabilità, senza la libertà di concedersi di essere qualcosa di diverso in tempo molto diverso dal solito. Molti avranno sprecato questa possibilità, la possibilità di uscire dallo schema di sempre; per paura, indolenza o incapacità che importa; avranno però dimostrato che si è più schiavi delle proprie paure che delle proprie responsabilità, fosse anche la paura di ottenere ciò che si desidera.“Usciremo tutti diversi da questa situazione” è tra le frasi che più ho sentito in questo periodo e sono d’accordo; c’è chi avrà colto un’opportunità e chi ancora pensa che la libertà gli è stata tolta da altri e non da sé stessi. Quindi aggiungerei, parafrasando Orwell, “usciremo tutti diversi da questa situazione, anche se alcuni saranno più diversi di altri”.

Stefania Carbone

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