Il Pride: la demolizione della gabbia d’oro

Da sempre l’incontro con l’altro ci aiuta a categorizzarlo sommariamente: capelli, occhi, fisico, voce e sesso. Il sesso, la scelta tra femmina o maschio, è sempre stata una dicotomia sicura in cui rifugiarsi e che porta con sé una serie di conseguenze ed idee. Ma le trasformazioni sociali e tecnologiche che da decenni a questa parte avanzano inarrestabili, hanno rimesso in discussione anche questa dicotomia, questa sicurezza. Chi non ricade in questa dualità, chi non si sente di appartenere totalmente ad un genere o ad un altro è sempre stato oggetto – e non soggetto – di persecuzioni da  parte dell’estrema destra, ma anche del comunismo e in genere, da parte di chiunque non riconosca la diversità come ricchezza ma come minaccia; la storia del movimento LGBT (https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_LGBT ) straripa di soprusi e ingiustizie di ogni sorta.

Con l’avvicinarsi del Pride non possiamo non dedicare un po’ di spazio e tempo a cercare di capirne di più. La comunità LGBT utilizza questo acronimo per definirsi rappresentante di: lesbiche, gay, bisessuali e transessuali. Da qualche tempo l’acronimo è diventato LGBTQI – e non è escluso in futuro un allungamento della sigla. La Q sta perQueer: termine usato inizialmente in modo dispregiativo, ad oggi è utilizzato per definire chiunque rifiuti la canonicità della dicotomia femmina/maschio; si definiscono entrambi o nessuno dei due o non esclusivamente uno dei due.  La I sta a rappresentare invece, gli Intrasessuali: persone con caratteristiche fisiche diverse da quelle associate a maschi o femmine (per un approfondimento https://www.ilpost.it/2019/12/29/lgbt-sigla-significato/).

Nonostante tutto, questa comunità è rappresentativa di molte realtà diverse che ad oggi, non sono molto chiare ai più. Molti credono che il termine gay o transessuale siano sinonimi o che tutta la popolazione gender nonconforming (TGNC) sia omosessuale, confondendo così l’orientamento sessuale con l’identità di genere.stereotipi di genere.jpg

Per orientamento sessuale si intende la persona verso cui si ci volge affettivamente e sessualmente: gay e lesbiche sono attratti da persone del proprio sesso ma sono a proprio agio con il genere sessuale con cui sono nati; non intendono cambiare sesso anche se possono mostrare tratti socialmente definiti come appartenenti al sesso opposto. Mentre l’identità di genere invece, comprende il proprio corpo, i propri organi sessuali oltre che altre caratteristiche psicofisiche associate. Così un uomo che vuole transitare e diventare donna – o una donna che vuole diventare uomo – può essere attratto sia da uomini che da donne, sia non avere un’attrazione sessuale per nessuno dei due e definirsi asessuale. Gli asessuali infatti, sono coloro i quali rinunciano all’attività sessuale perché non ne sentono il bisogno né il desiderio.

Vi è un’altra distinzione d’obbligo da fare tra transessualismo e travestitismo. Il transessualismo è la convinzione di appartenere al sesso opposto nonostante la configurazione biologica ed il patrimonio genetico. La questione non verte sulla sessualità ma sull’identità: non è da chi sono attratti il punto, ma chi si sentono di essere. Il travestitismo invece, è la tendenza di un uomo eterosessuale a vestirsi da donna; questa pratica è fonte di godimento sessuale o è un vero preliminare all’atto sessuale.

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Tutte queste differenze sono ancora sconosciute ai più e spesso oggetto di discriminazioni, fino a veri e propri atti di crudeltà. Ma ognuno dovrebbe poter esprimere sé stesso: in una società complessa ed in continuo mutamento non è accettabile voler mantenere delle categorie fisse solo per mantenere l’illusione di una sicurezza dicotomica che in realtà non è mai veramente esistita. Perché queste realtà sono vecchie quanto è vecchio il mondo; la natura umana è sempre la stessa. E quello che molti danno per scontato non è altro che la semplificazione della realtà, una realtà sfaccettata che liberamente sta uscendo dalla gabbia d’oro che si era costruita.

Il corpo è l’unica cosa con cui nasciamo e l’unica con cui moriamo: è diritto di ogni singolo individuo goderne nelle proprie possibilità.

Stefania Carbone

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