Il fenomeno del cyber sex

Con il termine cyber sex si indicano una serie di pratiche sessuali collegate allo strumento informatico, per le varie modalità con cui viene esplicato è possibile leggere https://it.wikipedia.org/wiki/Cybersesso.

È una modalità di relazionarsi nata con l’era dell’informazione, che non ha limiti di età. Scambiarsi messaggi sensuali o spinti, foto, video o altro è una pratica ormai usuale, che a volte ha portato anche a conseguenze nefaste per chi ha visto sbandierare la propria intimità, per chi ha sentito tradita la propria fiducia quando questi spaccati intimi non rimanevano solo al mittente, ma venivano diffusi ad altri. Ma al di là della pericolosità del mezzo, ciò che dovrebbe essere preso in considerazione è proprio la modalità di relazione.

Il sesso è sempre stato uno dei modi dell’umanità per indicare vicinanza e unione: per alcune religioni è indissolubilmente legato alla procreazione, l’astinenza è ritenuta una virtù, un sacrificio che avvicina al trascendentale; più si è vicino all’umano, più si hanno rapporti sessuali. Un famoso aforisma di Anatole France recita “facendone un peccato, il Cristianesimo ha fatto molto per il sesso”. Ma il sesso è il piacere della carne e del corpo, quindi quello di cui stiamo parlando è uno strano fenomeno: un piacere della carne senza carne. Si perché, se è vero che l’eccitazione, le fantasie, il batticuore e tutte le manifestazioni biologico- psichiche si attivano nell’individuo che invia e legge questi scambi, è anche vero che non sente l’altro o meglio, il corpo dell’altro. Ciò che è sempre stato quello che lega due esseri in uno, il corpo, l’incastro di due persone in una rappresentazione di odori, sapori, suoni e movimenti è il grande assente del sesso virtuale. La situazione è così nuova da apparire paradossale: il desiderio carnale si placa con la sola immaginazione. Si ha un rapporto pur rimanendo soli. Le implicazioni psiche possono essere molteplici: dal sentimento di frustrazione ad un piacere troncato, fino alla possibilità di idealizzazione tale da non riuscire ad avere rapporti veri, perché non riuscirebbero ad essere soddisfacenti quanto quelli immaginati, dato che la funzione dell’immaginazione è quella di appagare totalmente, in fantasia, un desiderio. Ma per sua natura, il desiderio è esigente, tanto da non poter essere mai veramente appagato. Altrimenti si smette percepirlo come tale.

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Ridurre l’atto carnale per eccellenza ad una serie di scambi virtuali tuttavia, non è sempre un male: in un mondo senza più confini, sempre più relazioni si svolgono a distanza; la volontà e soprattutto, lo spasmodico tentativo di piegare le categorie kantiane di tempo e spazio a favore dei rapporti umani, può rendere la lontananza nel tempo e nello spazio più accettabile per una coppia che desidera appunto, ricongiungersi. Tuttavia questa modalità solitaria ma condivisa di relazione sembra essere sempre più comune, trasformando ancora una volta il mezzo nel fine ultimo, allontanando l’umanità dalla sua natura sociale e traghettandola verso un’individualità esasperante e volta solo al soddisfacimento immediato.  In altri termini, come ogni cosa, può essere esperita in positivo o in negativo; perché tutto cambia se il fine non è l’essere due in uno, ma l’essere uno in due.

Stefania Carbone

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