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È un dato di fatto che le piattaforme CTV, Connected TV, ovvero, per dirla all’italiana “tv connessa (a Internet)” stiano guadagnando sempre più terreno sulla cosiddetta tv lineare, vale a dire la tv tradizionale. In effetti, la crescente diffusione di smart TV, dispositivi di streaming e applicazioni dedicate sta rivoluzionando il modo in cui le persone usufruiscono dei contenuti televisivi.

Allo stesso modo, l’approccio “data-driven” nel mondo del marketing e quindi anche nel mondo della TV connessa sta diventando un elemento imprescindibile per qualsiasi azienda che intenda rimanere competitiva sul mercato.

Ma qual è il rapporto tra CTV e l’approccio data driven (ovvero “guidato dai dati”)? Prova a spiegarcelo Giovanni Pio Gravina, rinomato consulente MarTech.

CTV e approccio data driven: qual è il loro legame?

Secondo Giovanni Pio Gravina è fondamentale comprendere come la CTV e l’approccio data driven possano integrarsi e potenziarsi a vicenda. Mentre la televisione tradizionale offre poche opportunità di segmentazione e personalizzazione, la CTV consente indubbiamente una raccolta di dati molto più dettagliata.

Oggi è possibile conoscere con grande precisione non soltanto quanti utenti hanno visto un determinato spot pubblicitario, ma anche quali azioni hanno intrapreso successivamente. Questa abbondanza di dati richiede, tuttavia, che gli editori adottino una mentalità data driven, indispensabile per analizzare e interpretare tutte queste informazioni nel modo più efficace possibile.

Come stare al passo?

Stare al passo, spiega Gravina, significa innanzitutto investire in strumenti e piattaforme che consentano una raccolta dati accurata e in tempo reale. Dall’analisi dei dati demografici all’individuazione di pattern comportamentali, la tecnologia giusta può fornire agli editori un quadro completo dell’efficacia delle campagne pubblicitarie su CTV. Si deve però tenere bene a mente che avere a disposizione una grande mole di dati, per quanto interessanti e significativi essi possano essere, non è sufficiente se non si è in grado di interpretarli e agire di conseguenza.

È qui che entra in gioco la formazione: è fondamentale che i team di marketing siano adeguatamente preparati per utilizzare gli strumenti analitici e comprendere appieno il significato dei dati che essi forniscono.

Un aspetto cruciale: la flessibilità

Un altro aspetto cruciale è la flessibilità, una caratteristica che del resto è utile in qualsiasi contesto. Nell’ambito della CTV, le tendenze possono cambiare rapidamente e quello che funzionava ieri potrebbe non essere adeguato alla realtà attuale. Un approccio data-driven può aiutare le aziende a adattarsi ai cambiamenti di orientamento anche repentini degli utenti, permettendo loro di apportare modifiche in tempo reale alle loro campagne e di ottimizzare l’allocazione del budget.

Flessibilità, però, significa non soltanto capacità di reagire in tempi rapidi, ma anche saper prevedere i cambiamenti futuri. Ecco perché è importante non solo analizzare i dati storici, ma anche utilizzare modelli predittivi per poter essere in grado anticipare le future tendenze del mercato.

Da quanto esposto sopra, ben si comprende come l’integrazione tra CTV e un approccio data-driven rappresenti una delle frontiere più promettenti del marketing digitale. Per stare al passo è indispensabile investire in tecnologia e formazione, avere un atteggiamento flessibile e adottare un approccio analitico che vada oltre il semplice esame dei dati passati. Soltanto così gli editori potranno sfruttare appieno le opportunità presenti nel complesso panorama digitale di oggi.

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